AVER VISSUTO AL TUO TEMPO

Mi è stato richiesto di condividere un ricordo di Don Angelo, cosa che mi accingo a fare con grande piacere per il semplice motivo che il solo ricordo mi permette di riassaporare, almeno in parte, la grande serenità che la sua presenza era in grandi di trasmettere a coloro che lo incontravano.

Diciamocelo chiaramente: Don Angelo semplicemente era dotato di un’aurea… un’aurea in grado di rendere migliori le cose e le persone intorno a lui, attraverso una visione della vita, la sua, paragonabile nello spirito a quella di un bambino: entusiasta, ottimista e apparentemente perfino ingenua, ma sempre tesa alla speranza che tutto potesse giungere naturalmente, in qualche modo, alla perfezione del disegno divino.

Come dimenticare l’atmosfera che era in grado di creare durante la messa domenicale dedicata ai più piccoli, quella delle 10:30? L’energia e la dolcezza che era in grado di profondere al tempo stesso nell’omelia, nei canti e negli scambi di battute con i catechisti? Ho sperimentato personalmente la spontaneità, l’armonia e la disarmante semplicità nel relazionarsi con mio figlio Matteo, immediatamente ricambiate dal bambino, allora, che sembrava di provare per lui una sorta di attrazione magnetica.

Credo dunque che il suo grande segreto fosse proprio quello di aver conservato e condiviso con gli altri il suo cuore di bambino, anche se entrare nel suo studio ed accennare appena ad argomenti più dogmatici ne mettesse in evidenza una erudizione ecclesiastica di tutto rispetto ma mai ostentata, da vero principe della Chiesa…

Nell’ambito della mia professione, in seguito, ho avuto il privilegio di godere della sua fiducia e purtroppo l’onere di accompagnarlo sin quasi ai suoi ultimi istanti di vita: in entrambe le situazioni lo ricordo mite, disponibile e assolutamente distaccato dalle possibili conseguenze di quello che si stava delineando, come se acconsentisse ad essere curato per non offendere la sensibilità di chi gli voleva bene, ma consapevole in cuor suo che la partita veniva giocata altrove, con tempi e regole che a noi, come a lui, non era concesso conoscere. E in effetti ancora oggi, come medico, se ripenso alle circostanze della sua scomparsa, non so darmi una spiegazione precisa, il che acuisce il senso di colpa e di frustrazione che spesso accompagna il nostro operato ma, al tempo stesso, mi lascia l’impressione e la speranza che fosse semplicemente giunto il momento di richiamare al cospetto di Dio un’anima bella… semplicemente bella…

Se dovessi dunque assumere in breve i sentimenti che provo per questa parte importante della mia esperienza di vita mesagnese, parafrasando un’espressione forse fin troppo celebre che però, come diciamo noi a Roma, «ce sta’», ecco:

Si dica di me che sono vissuto ai tempi di Don Angelo Argentiero…

GP Giorda

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