PA’ IL NOSTRO PUNTO FERMO

fotogianni1 Pensando a Don Angelo, “Pà” per molti di noi, mi torna alla mente la mia giovinezza, le curve sulla via di San Pancrazio con la sua rocambolesca citroen diana arancione e le risate a “crepapelle”, le tante serate Missionarie Diocesane a Brindisi conclusesi con Strudel (dico bene strudel, …… me lo ha fatto conoscere lui) in pasticceria, le lunghe chiacchierate sul sagrato della Chiesa Madre o seduti nella mitica diana, le discussioni sulla catechesi da impostare nelle attività scout, il Padre nostro recitato insieme intorno al letto d’ospedale con un nostro carissimo amico ormai alle soglie della Partenza, nei miei tanti momenti di disorientamento in cui una sua parola mi ha fatto rileggere la realtà con occhi diversi.

Ritrovando alcune vecchie foto, mi è venuta voglia condividere il ricordo di “Pà” Capo Scout, educatore, mio maestro dei novizi e compagno di strada.

Il suo metodo era fatto di accoglienza, dialogo e sorriso, chiarezza e semplicità, condivisione; la sensazione che si provava era che ognuno di noi era importante per lui, era a lui caro. Nelle lunghe riunioni in sede o nelle poche uscite che riuscivamo a fare con lui, era presente nel gioco e nel canto – non ho mai capito se Guccini o De Andrè gli piacessero veramente, comunque stava al gioco. Credo che la sensazionalità di “Pà” stava nel saper sintetizzare ogni cosa riportandola al Vangelo e alla semplicità quotidiana e della tradizione contadina. Ci spingeva a pensare e a osare e forse la mia voglia di “andare” trova radice proprio in Lui; è lui che i ha fatto cantare a squarciagola “Voglio Girare il Mondo” e da allora io come tanti altri giriamo, ma con radici ben salde in quella terra che lui ha tanto amato; è lui che ci ha spinto a guardare le frontiere umane e a guardare oltre ciò che appare semplice e scontato.

Grazie “Pà”!

Fs

Aveva sempre un minuto e un sorriso per noi e per i nostri bambini. L’accogliente ironica risata, magari con i paramenti ancora indosso, riapriva subito i discorsi là dove li avevamo lasciati qualche mese prima annullando per incanto distanze chilometriche e temporali.

Panini alla Porta Grande, cene e un buon bicchiere di vino, chiacchierate interminabili nello studio, strombazzate davanti alla chiesa madre, ironia sottile e prediche profonde, sorrisi e compassione, malattie nascoste e negate, capacità d’ascolto e di sostegno, leggerezza e profondità, passione e attenzione, fedeltà e amicizia sincera, 1000 km per un battesimo…doveva essere anche per una Cresima…., smarrimento e incredulità, tensione, radici salde.

Ci manca perché era il nostro punto fermo a Mesagne, era il nostro confronto ricercato o spontaneo, era la compagnia che ci faceva sentire accolti, semplicità di un rapporto che ti faceva star bene. Tante volte siamo andati a trovarlo per parlare dei nostri ragazzi e dei loro problemi, delle scelte importanti che volevamo fare e delle paure che le accompagnavano, di un impegno politico e dei tanti interrogativi che lo costellavano, dell’importanza di un modello educativo per le nuove generazioni e le fatiche che lo accompagnavano e ……… ogni volta ci salutavamo pieni di nuova fiducia e speranza e un buon caffè tra le mani.

Ogni volta che torniamo a Mesagne è come se dovessimo incontrarlo dietro l”angolo della Chiesa”; ci piace ricordarlo così, là che ci aspetta per far due chiacchiere per bere un caffè e per farci prendere in giro parlando del sole del sud e delle nuvole del nord.

Grazia Maria e Gianni

 

 

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