UNA MERAVIGLIOSA OPERA DEL SIGNORE

Sono cresciuta con don Angelo, presenza costante e rassicurante nella mia infanzia, tanto che non saprei nemmeno indicare il nostro primo incontro, quasi non saprei indicarlo per i miei genitori.

Sono cresciuta in compagnia dei suoi “Buonanotte e sogni d’oro”, con i suoi “Buon pomeriggio”, con i suoi “Bene, brave, bis” ai nostri spettacoli improvvisati di bambine. Sono cresciuta con le domeniche in chiesa, fossero in chiesa Madre, Sant’Anna o l’Immacolata, e pensavo fosse bello e normale che il sacerdote salutasse l’assemblea prima della messa e la coinvolgesse nelle prove dei canti, con le braccia aperte e intente ad indicare il ritmo e la voce squillante, perché prima di cantare bisogna sentire dentro la gioia dell’incontro con il Signore e se restiamo impalati e cantiamo “Alleluja” sembra che non lo pensiamo davvero.

Ho ricevuto i sacramenti con don Angelo, e pensavo fosse normale, e bello, che un parroco seguisse i suoi piccoli fedeli senza giudicarli senza prendere presenze ed assenze e senza indicare loro il vestito più adatto alla circostanza, perché il Signore ci conosce e ci ama se siamo vestiti di bianco, di rosa, col saio o con le pailettes.

Sono stata catechista con don Angelo e pensavo fosse normale che un sacerdote affidasse dei bimbi a dei ragazzi, senza mai chiedere un riscontro ma essendo sempre disposto al confronto su nostra iniziativa.

Poi sono cresciuta, sono andata a vivere lontano ed ho capito che tutto ciò era bello ma non normale, che don Angelo era speciale e che ero stata molto fortunata ad averlo nella mia vita e questa consapevolezza si è fatta ancora più viva quando sono diventata mamma ed ho notato come fosse naturale esserlo secondo gli insegnamenti dei miei genitori, della mia famiglia tutta e di don Angelo. Un’educazione all’amore, perché Dio ci ama, alla libertà di cercare Dio e trovarlo in un fiume, in una giornata, in un abbraccio, un’educazione al perdono, perchè Dio è misericordioso, un’educazione al diverso, perché la diversità è sempre una ricchezza e l’altro mai un ostacolo alla nostra realizzazione. Ma anche un’educazione alla ricerca di sè indipendentemente dalle condizioni avverse che a volte nella vita ci sono, all’amore per sé, perché la nostra vita viene da Dio e a lui tornerà, al coraggio di scelte che costeranno fatica ma che daranno gioia, alla forza di cambiare con l’aiuto di Dio.

La fede che ho conosciuto con don Angelo non è solo dogmatica, non è mai scontata e non è mai acquisita, ma è una ricerca continua della presenza del Signore, che non ci giudica, ma ci guida. È un percorso difficile, ma sempre in evoluzione, sempre attuale ed in grado di incuriosire ed avvicinare anche chi si professa non credente, perché parte dal presupposto che i credenti siano pieni di pregiudizi e certezze che vacillano di fronte a certe evidenze scientifiche.

Ora sono grande e don Angelo non c’è più. Ogni volta che ho un dubbio, però, io gli parlo attraverso la preghiera ed a volte non ce n’è nemmeno bisogno, perché i suoi insegnamenti sono parte di me e di quello che sono e sarò. Ancora una volta, ha parlato al cuore, e non solo al mio. Quando don Angelo si è spento, ho spiegato a mia figlia di tre anni che era diventato un fiore, per aiutarla a concretizzare e superare la perdita, secondo le più moderne teorie di psicologia infantile. Poi un giorno lei mi ha detto che don Angelo è un angelo vestito di bianco, anzi un santo… Un’altra prova (e sono certa che non resterà l’unica) che il suo passaggio sulla terra, il regalo di averlo posto in mezzo a noi ed il suo vegliare su di noi dal cielo, sia stata una meravigliosa opera del Signore.

Ilaria

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